Mancano ormai pochi settimane al 29 marzo, data fatidica in cui dovrebbe scattare il piano di “Brexit” ossia di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ciò che è certo è che la situazione è ancora molto complessa e l’ipotesi di un possibile rinvio è sempre più probabile. Lo sa bene il Governo di Theresa May che è alle prese con difficili trattative sia all’interno del partito che nei confronti degli avversari politici i quali vorrebbero scongiurare i rischi di un’uscita dall’Unione senza accordi, il cosiddetto “Brexit no-deal”.

In linea teorica, il prossimo 29 Marzo dovrebbe iniziare la fase transitoria che dovrebbe durare sino al dicembre del 2021: da qui in poi si avrà l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione. Ma queste date appaiono del tutto aleatorie poiché manca un accordo e le questioni sul tavolo sono molteplici, ad esempio cosa fare se non si raggiunge un’intesa, come procedere nei confronti delle grandi aziende che si stanno organizzando per trasferire le loro sedi in altri Paesi dell’unione, come gestire i tanti cittadini europei che studiano, vivono e lavoro nel Regno Unito e, soprattutto, come risolvere la questione Irlandese, vero pomo della discordia.

La difficile situazione irlandese

Uno dei problemi principali della Brexit attiene alla questione Irlandese e ai confini tra Irlanda del Nord e Irlanda del Sud: un’applicazione rigorosa del trattato – la cosiddetta “hard Brexit” dovrebbe portare il Nord dell’irlanda ad uscire dall’Unione ed il Sud a rimanere nell’Unione, con la conseguenza di dover creare una separazione tra i due paesi. Ma tale ipotesi sarebbe inaccettabile agli occhi della maggior parte degli Irlandesi, senza contare l’impossibilità di costruire un confine fisico tra i due stati. Da qui l’idea di fissare un “confine marino”: anche questa ipotesi appare però piena di contraddizioni e di difficoltà sia normative che realizzative.

Le prossime tappe e il possibile rinvio

Il prossimo 12 Marzo il Parlamento inglese sarà chiamato a esprimere il suo voto sugli accordi negoziati dal Governo della May nei confronti dell’Unione. Gli scenari possibili sono due: il Parlamento potrebbe approvare i negoziati dando avvio alla fase di transizione della Brexit – a partire proprio dal succitato 29 Marzo- oppure potrebbe opporsi a tali negoziati. Quest’ultima ipotesi, quella del “no deal”, ossia dell’uscita senza accordo, appare ad oggi la più preoccupante. Di fronte ad un voto di uscita senza il raggiungimento di un’intesa con le Istituzioni europee, la situazione del Regno Unito si complicherebbe notevolmente. All’interno del Parlamento inglese c’è chi propone di rinviare la data di inizio della Brexit, chi suggerisce di seguire la linea di separazione della May e chi, invece, sostiene la necessità di procedere ad una nuova consultazione referendaria, questa volta informando meglio e in maniera più esaustiva i cittadini inglesi.